La circolare del Ministero del lavoro n. 5 del 31-3-2026 (articolo 1 comma 172) riprende le novità introdotte dalle Legge di bilancio 2026 in materia di rifinanziamento degli interventi di integrazione salariale ai lavoratori dipendenti di imprese in cessazione o con cessata attività aziendale.
La norma di riferimento è l’articolo 44, commi 1-ter, 1-quater e 1-quinquies, primo e secondo periodo, del Dl n. 109/2018.
Sono possibili due ipotesi di proroga semestrale della CIGS per cessazione di attività. Situazioni nelle quali:
- vi sono “concrete ed attuali prospettive di rapida cessione, anche parziale, dell’azienda, con conseguente riassorbimento occupazionale”.
- “sussistano concrete prospettive di un significativo riassorbimento occupazionale”.
L’istruttoria delle istanze di Cigs dovrà valutare alternativamente:
- la presenza di un piano che preveda prospettive concrete di cessione dell’azienda secondo le modalità già applicate nel 2025, per cui, in presenza di documentate prospettive di cessione totale o parziale dell’azienda, si prescinde dalla valutazione di una quota di reinserimento dei lavoratori nel ciclo produttivo e/o lavorativo, valutazione non richiesta dall’art. 44, comma 1-ter, d.l. n. 109/2018, che non risulta abrogato;
- la presenza di un piano che prospetti il concreto e significativo riassorbimento occupazionale, ovvero un piano che sia in linea con quanto previsto dal DM 13 gennaio 2016, n. 94033, recante “Criteri per l’approvazione dei programmi di cassa integrazione straordinaria ai sensi del decreto legislativo n. 148 del 14 settembre 2015” e precisamente nell’art. 1, comma 1, lett. f), che, allo stato attuale, costituisce l’unica regolamentazione del concetto di “recupero occupazionale” in ambito CIGS.
L’azienda interessata dovrà presentare un piano che preveda ipotesi di recupero dei lavoratori (almeno il 70% degli esuberi dichiarati) anche attraverso un articolato programma di politiche attive predisposto dalle Regioni interessate, coordinato con le esigenze del territorio ovvero offerte di incentivi all’esodo, prospettazione di percorsi formativi, corsi professionalizzanti e ogni azione che possa agevolare l’occupabilità dei lavoratori in esubero.