“La nostra responsabilità è quella di trainare uno sviluppo che inverta la deriva della concentrazione delle ricchezze, delle ingiustizie sociali, dei tatticismi di una politica che sembra orientata ad acquisire o mantenere posizioni di potere piuttosto che a corrispondere alle esigenze delle imprese e delle persone con azioni che vadano oltre le temporanee concessioni”.
E’ uno dei passaggi centrali della relazione del presidente Matteo Caramaschi all’assemblea di Confcooperative Terre d’Emilia; un’espressione d’orgoglio cooperativo che rilancia il valore delle imprese mutualistiche (oltre 600 quelle aderenti alla centrale cooperativa, con 135.000 soci e 47.000 lavoratori) e dei cooperatori come soggetti “promotori di sviluppo e comunità” (come dice il titolo dell’assemblea), ma che non nasconde le preoccupazioni rispetto ai conflitti che si vanno moltiplicando – ha detto Caramaschi – “sia tra Paesi che tra capitale e lavoro e tra forze politiche, mentre aumentano la concentrazione della riccheza e i nuovi poveri”.
“Ecco perché – ha detto Caramaschi - dobbiamo fare ancora di più per difendere e affermare i principi e il lavoro della cooperazione e delle cooperative e, contestualmente, per diffondere e promuovere quella cultura della responsabilità, della solidarietà e del valore dell’impresa legata al territorio che talora vengono considerati dei rallentamenti e non i motori di uno sviluppo inclusivo, diffuso, comunitario”.
Tutto questo, peraltro, in una stagione in cui aumenta l’occupazione in cooperativa (in particolare in quella sociale, con oltre 30.000 addetti tra Reggio Emilia, Modena e Bologna, province nelle quali opera Confcooperative Terre d’Emilia), aumenta l’incidenza delle cooperative femminili (il 22% sul totale), ma si riduce il tasso di natalità di nuove cooperative (31 iscrizioni, nelle tre province, nel 2025, con 93 cessazioni, meno meno della metà delle quali attribuibili a processi di integrazione).
“In questo contesto – ha detto Caramaschi - si aprono nuove prospettive con le indicazioni e le strategie che si vanno consolidando, dall’Europa all’Emilia-Romagna, sull’economia sociale e a sostegno (la Regione, tra l’altro, ha già messo in campo un bando da 5 milioni di euro-ndr) dei soggetti che ne sono espressione, con un ruolo centrale per tutte le cooperative e per tutti i settori in cui operano; ecco perché – anche alla luce del nuovo Patto regionale sul lavoro, il clima e l’economia sociale - possiamo e vogliamo essere partecipi di questo sviluppo sostenibile per le persone e le comunità, investendo su progetti che sanciscano anche nuovi patti collaborativi tra le cooperative, integrazioni di azioni e, laddove necessario, integrazioni tra strutture”.
“L’economia sociale – ha detto al proposito il Sindaco di Reggio Emilia, Marco Massari – genera comunità, è una leva strategica per uno sviluppo sostenibile, e grazie alla cooperazione il nostro territorio è cresciuto senza lasciare indietro alcuno”. “Ora – ha aggiunto Massari, che ha parlato di un intenso lavoro condotto con il contributo delle organizzazioni locali sulla semplificazione amministrativa, i bandi e gli appalti e l’amministrazione condivisa - dobbiamo camminare insieme su terreni importanti quali l’innovazione, la crescita economica e la giustizia sociale”.
Nel suo ampio intervento, il presidente azionale di Confcooperative, Maurizio Gardini, ha parlato del valore del riconoscimento della cooperazione come soggetto trainante l’economia sociale, ottenuto a partire dall’Unione Europea e ora alla prova degli atti legislativi che dovranno essere varati a livello nazionale. Tra i provvedimenti su cui Confcooperative alza la voce spicca, tra gli altri, una norma che preveda l’intassabilità degli utili destinati a riserva indivisibile; risorse – ha detto il presidente nazionale di Confcooperative che non vengono distribuite ai soci, non generano rendite finanziarie e vanno a costituire un patrimonio intergenerazionale fondamentale per la continuità delle imprese”.
Nel corso dei lavori è stato anche presentato il percorso di trasformazione in srl di B.MORE, la società capofila del sistema Confcooperative Terre d'Emilia nell'ambito dei servizi alle imprese.
"E’ un passaggio ha detto al proposito Caramaschi - che corrisponde alle indicazioni della Conferenza nazionale sui servizi e, soprattutto, corrisponde al suo principale obiettivo; quello, cioè, di legare più saldamente la dimensione di rappresentanza e quella di servizio all’impresa".
"B.MORE è un patrimonio per tutto il sistema", ha aggiunto Caramaschi: "lo è per i suoi clienti e lo è per tutta Confcooperative, che in questa società vede il naturale compimento della sua missione di sostegno allo sviluppo delle cooperative e del movimento cooperativo"
Su questo tema, e più in generale sui processi organizzativi portati a compimento proprio sulle società di servizio - si sono incentrati gli interventi del direttore generale di Confcooperative Terre d'Emilia e dell'Amministratore delegato di B.MORE, Matteo Manzoni e Vanni Ceccardi.
Il dibattito assembleare è stato preceduto dall'ampia analisi dei principali valori espressi dal eistema imprenditoriale aderente all'organizzazione da parte di Pierpaolo Prandi, Responsabile Area statistica economica e ricerche di mercato Centro studi Fondosviluppo, mentre i coordinatori delle sedi territoriali di Modena e Reggio Emilia, Cinzia Nasi e Roberto Magnani, hanno tracciato il bilancio di un biennio di attività dell'organizzazione su una serie di asset strategici.
Nel corso del dibattito sono intervenuti, tra gli altri, i vicepresidenti Michele Filippini e Ireneo Maruccia e il presidente della Federazione regionale delle BCC dell'Emilia-Romagna, Mauro Fabbretti.
IN ALLEGATO LA RELAZIONE DEL PRESIDENTE MATTEO CARAMASCHI