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FEDISA CONCLUDE IL 25° ANNIVERSARIO RILANCIANDO IL CAMMINO CON LA DIOCESI

A Reggio Emilia, incontro con il Vescovo Giacomo Morandi 

mercoledì 25 febbraio 2026

Il 2025 è stato un anno importante per FeDiSA, la Federazione Diocesana di Servizi agli Anziani che ha festeggiato venticinque anni dalla sua costituzione, un lungo cammino che partendo da 15 parrocchie si è esteso oggi a 29 enti gestori di servizi residenziali e semiresidenziali per anziani. “FeDiSA” nella presentazione che ne ha portato il Presidente Giorgio Faietti “è stata costituita nel 2000, in collaborazione con la Diocesi e con Confcooperative, non solo per tenere insieme dei servizi, ma per custodire e promuovere un modo specifico di prendersi cura: un modo che coniuga la Dottrina Sociale della Chiesa, la sostenibilità economica e il radicamento comunitario”.

Così, a conclusione di questo quarto di secolo è stato fondamentale celebrare il momento ma anche interrogarsi sulle prospettive e sul futuro di queste opere. Per condividere questo pensiero con la Diocesi, giovedì 12 febbraio, nella ex Sala degli Armigeri del Palazzo Vescovile, ora intitolata ai Santi Daria e Crisanto, si è svolto l’incontro tra FeDiSA e il Vescovo Giacomo Morandi, in concomitanza della XXXIV Giornata Mondiale del Malato.

La mattinata è iniziata con una visita “in cammino” ai palazzi della Curia: un percorso simbolico che ha accompagnato Presidenti, Parroci, Direttori e Coordinatori delle Case aderenti a FeDiSA dentro la storia della Chiesa reggiano-guastallese. Un’immagine che ben rappresenta il senso dell’incontro: rileggere le origini per comprendere come vivere il futuro.

Presente una delegazione di oltre 40 rappresentanti di questa esperienza che riunisce 17 opere residenziali e semiresidenziali, con oltre 800 posti autorizzati e circa 500 lavoratori impegnati quotidianamente nella cura delle persone fragili. “Numeri importanti - sottolinea il Presidente - che si collocano in un contesto demografico che tutti conosciamo: una provincia in cui quasi un quarto della popolazione ha più di 65 anni e in cui il bisogno di cura legato alla non autosufficienza è destinato a crescere nei prossimi anni. Le CRA, anche quelle parrocchiali, rappresentano dunque una infrastruttura sociale essenziale, spesso l’ultima presenza stabile di welfare in alcuni territori”.

Il cuore del confronto con il Vescovo ha infatti toccato una questione decisiva: le CRA parrocchiali non sono semplicemente strutture assistenziali, ma luoghi pastorali. “La sostenibilità economica è importante – ha ricordato il Vescovo – ma l’economia non può diventare il principio ispiratore dell’azione pastorale”. Le case di riposo, nate dalle opere di misericordia, sono spazi in cui la carità cristiana prende forma concreta. Il rischio è quello di leggere queste opere solo attraverso uno sguardo amministrativo. È una fatica reale, più volte richiamata negli interventi. Ma proprio per questo emerge con forza la domanda: siamo consapevoli che questi luoghi sono uno dei fuochi più importanti dell’attività pastorale?

Le parole del Vescovo hanno riportato il centro sull’essenziale “Un malato è inguaribile, ma non è mai incurabile. La cura non si esaurisce nella prestazione sanitaria, ma si compie nell’accompagnamento, nella presenza, nella relazione. La carità – ha sottolineato – non può essere delegata interamente a professionisti, pur necessari e preziosi. Essa interpella tutta la comunità cristiana”.

“Non si tratta soltanto di garantire la continuità di servizi assistenziali, ma di discernere come queste opere possano continuare a essere segni credibili del Vangelo nella storia, luoghi in cui la cura diventa relazione, comunità e speranza – ha concluso Faietti - Alla luce del cammino compiuto in questi venticinque anni e delle sfide del contesto socio-sanitario attuale, appare sempre più necessario un accompagnamento ecclesiale intenzionale e condiviso. C’è piena disponibilità della Federazione a rinnovare e rafforzare la relazione con la Diocesi, nello stesso spirito di corresponsabilità che ne accompagnò la nascita nel 2000: un tempo favorevole per rilanciare un cammino sinodale, perché le opere di cura continuino a essere non solo servizi necessari, ma segni credibili di speranza per il territorio”.

Infine, è stato consegnato un piccolo omaggio al Vescovo Morandi. Si tratta della riproduzione di un’immagine che ha accompagnato simbolicamente questo anniversario: l’opera dell’artista Stefano Nava ispirata alla lavanda dei piedi. È il gesto evangelico che riassume il senso di queste case: servizio umile, concreto, quotidiano.

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