Sono passati 135 anni dalla promulgazione, da parte di Papa Leone XIII, dell’enciclica Rerum Novarum (15 maggio1891), un documento fondamentale per cattolicesimo sociale.
Un’autentica svolta che promosse la cooperazione come mezzo in grado di conciliare capitale e lavoro e di assicurare la “giusta mercede” ai lavoratori.
Al centro dell’enciclica si collocò – e in questo resta un carattere straordinario, innovativo e del tutto attuale – la promozione della dignità del lavoro, del salario equo e del diritto di proprietà, individuando la cooperazione come strumento di partecipazione e giustizia sociale.
Su questi principi si fondò allora, e si fonda ancora oggi, il movimento cooperativo che trovò poi la sua forma organizzativa in Confcooperative, nel 1911.
Sottolineando che il profitto non deve mai prescindere dalla giustizia e dalla dignità umana, la Rerum Novarum pose le basi, di fatto, di quell’economia sociale che è tornata all’attenzione dei governi e delle istituzioni e che vede la cooperazione tra i più importanti interpreti.